Il glifosato è uno dei pesticidi più impiegati e il suo impatto negativo sull’ambiente e sulla biodiversità è chiaramente documentato. Nel 2015, l’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani” ed ha anche riscontrato un certo grado di genotossicità e la capacità di indurre stress ossidativo, associati a questo pesticida. Il Regolamento UE 1107/2009 proibisce l’impiego di pesticidi quando vi sono sufficienti prove che queste sostanze possono causare il cancro. Perchè allora l’approvazione dell’UE per il glifosato non è stata ritirata?

Come primo punto, basti pensare al modo in cui le valutazioni normative di sicurezza vengono svolte. L’UE si avvale di studi normativi, non pubblicati, che vengono commissionati e presentati dagli stessi produttori di pesticidi, piuttosto che dalle autorità pubbliche. Inoltre, i laboratori che effettuano tali studi sono in dura competizione. Questo potrebbe spiegare il fatto che la maggior parte degli studi normativi sulla cancerogenicità e genotossicità condotti dai laboratori a contratto non hanno riferito di impatti sfavorevoli sulla salute, mentre la maggioranza degli studi indipendenti pubblicati hanno indicato la cancerogenicità e la genotossicità del glifosato.

Secondo errore: la decisione di quale stato membro UE condurrà la valutazione scientifica di un pesticida viene lasciata all’industria. Nel caso del glifosato, i produttori si sono rivolti alla Germania, la quale nel 2002 ne ha autorizzato l’uso a livello europeo, nonostante la disponibilità di prove che hanno portato l’IARC a classificarlo come cancerogeno. È lecito pensare che i produttori si aspettino una conferma anche questa volta.

È possibile proteggere il futuro del nostro paese?

L’iniziativa dei cittadini dell’UE è di chiedere all’UE di liberare l’agricoltura dal glifosato e ridurre l’uso complessivo di pesticidi. In aggiunta al glifosato, infatti, in UE è autorizzato l’utilizzo di oltre 480 altre sostanze pesticide, con cui la maggior parte degli agricoltori tratta regolarmente le sue colture. Di conseguenza, una varietà di sostanze chimiche viene a trovarsi nel cibo che consumiamo, nell’acqua che beviamo e nell’aria intorno alle aree agricole, con delle potenziali gravi conseguenze ecologiche. L’impollinazione, la fertilità del terreno e, paradossalmente, anche i processi naturali di controllo dei parassiti sono in serio pericolo. Per la riduzione dell’impiego di pesticidi in UE devono essere fissati degli obiettivi obbligatori: la Direttiva UE 2009/128/EC richiede che i pesticidi debbano essere utilizzati solo quando tutti gli altri metodi non sono andati a buon fine. L’unico modo per evitare rischi e pericoli è liminare il loro utilizzo sul lungo termine e adottare alternative non chimiche per il trattamento di parassiti ed erbe infestanti, che al momento sono prive di un sostegno politico e finanziario.

Per approfondire https://stopglyphosate.org/it/ https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2016-11/cp160128en.pdf