Conoscere Ascrea, piccolo borgo che da una decina di secoli domina il versante sud-orientale del lago del Turano, significa anche conoscere le sue origini: i paesi di Mirandella e Bulgaretta, o almeno ciò che oggi ne rimane.
Ascrea, infatti, arroccata sul monte Filone, si trova proprio al centro dei due, e segna il luogo in cui gli antichi abitanti abbandonarono le loro case in cerca di terre migliori dove vivere. Cominciando da Mirandella, ciò che ne resta sono i ruderi di vari caseggiati e di un edificio a pianta rettangolare che si pensa sia l’antica chiesa. Questa manciata di costruzioni inerpicate sulla cima di un colle offrivano una posizione strategica per il controllo della valle, oltre che una vista meravigliosa agli escursionisti di sempre.

Per raggiungere le rovine da Ascrea ci sono due sentieri possibili, i quali possono essere ammirati entrambi facendo un percorso ad anello. Il primo, più dolce e lungo, sale verso Fonte le Forche (1140 m ) con un dislivello di circa 440 metri. A ridosso del primo curvone, sul tornante che dalla croce di San Rocco sale a sinistra verso il cimitero, inizia un percorso ben segnato e pulito, che risale il Fosso di Valloppio fino ai fontanili. Durante l’ascesa, nei tratti più scoperti, si possono ammirare panorami meravigliosi, per poi rinfrescarsi con acqua di sorgente e ristorarsi ai tavoli da pic-nic sotto il monte Filone. Di fronte comincia il sentiero che porta al monte Navegna: la vetta più alta del Parco.

La direzione verso Mirandella, invece, segue il tracciato segnalato che, dopo un’inaspettata pineta e scorci mozzafiato sul lago, conduce poco sotto i ruderi. Un visitatore poco attento potrebbe non vederli subito, soprattutto vista la straordinaria bellezza che il panorama offre. Sembra di essere il Viandante sul mare di nebbia, di Caspar David Friedrich, anche se nel nostro caso, la nebbia sarebbe meglio non ci fosse.

Per scendere ad Ascrea seguendo l’anello, è possibile tagliare in modo diretto in direzione del lago, anche se si possono incontrare difficoltà dovute alla vegetazione e alla scomparsa dei segnali. Tuttavia, è difficile perdere la strada, perché qualunque tracciato in discesa si scelga, è necessario sempre tenere a vista il paese di Paganico, poco sotto. E, per i più fortunati, si potrebbero anche avvistare le tra aquile che da anni nidificano in un costone della montagna di rimpetto. Dopo il tratto sdrucciolevole in discesa, si può puntare come riferimento ad un fontanile (943 m ) secco lungo il sentiero e ad un cancello bianco. Da lì, scendendo ancora e piegando verso sinistra, si raggiunge la strada asfaltata, poche centinaia di metri più in alto rispetto al punto di partenza del sentiero di andata.

E se gli occhi, la mente e le gambe non sono troppo stanchi, ci si può rimettere in marcia verso le Gole dell’Obbito o chissà, perfino verso l’altro borgo antenato di Bulgaretta.